Note su The Mummy (Tom Cruise Edition)

Non sorprenderà nessuno il fatto che La Mummia ha una trama sottile, gran parte della quale non ha troppo senso: dozzine di Crociati sepolti sotto il Tamigi? (proprio all’inizio del film).
C’è una maledizione che viene attivata, un aggeggio da trovare prima che lo trovino i cattivi, eccetera. Niente di nuovo sotto il sole di Londra, che tanto per cambiare non se la passa troppo bene.

A parte Russell Crowe in versione Basil Exposition, tutto il resto è Tom Cruise
(sì, c’è una bionda tanto tosta nei suoi primi 5 minuti nel film, c’è Jake Johnson – che deve avere una voce parecchio particolare perché lo si riconosce prima ancora di vederlo – con un personaggio irritante, e poi, sì, c’è ‘a Mumma, sulla quale a dire la verità non ho un’opinione)
nella parte di Tom Cruise. Salta, corre, trattiene il respiro tantissimo, eccetera.

Però c’è qualcosa che non trovi nelle mille Missioni Impossibili: Tom ‘Nick Morton’ non è un eroe tutto di un pezzo. Tutta l’abilità nel saltare correre e non respirare la deve alla sua occupazione di profanatore di tombe, ‘divulgatore’ sul mercato nero di reperti archeologici e – nel tempo libero – tombeur de femmes.
C’è un ambiguità morale nel personaggio, un indizio di quello che vorrebbe essere il tema del film: in ognuno c’è del buono, c’è del cattivo, ma cosa succede alle tue scelte morali quando ottieni un immenso potere?
Certo, l’Uomo Ragno avrebbe una risposta, ma il film la lascia in sospeso… chissà, forse per riprenderla nei prossimi film di questo ‘Dark Universe’ popolato da uomini e mostri.

E’ un peccato non approfondire l’argomento, perché avrebbe potuto dare un po’ di spessore ad una storia che, così com’è, resta senza infamia e senza lode. E avrebbe potuto dare più senso a Russell Crowe, soprattutto nelle scene in cui mi é sembrato di vedere John Goodman.

Fly pesto fly

The Guardian:

Genoa’s airport is letting travellers take as much as 500g of pesto in their carry-on luggage, exempting them from the 100ml rule for liquids in carry-on baggage.

The catch: passengers must make a donation of 50 cents or more to a charity that airlifts sick children to hospitals.

Suona un po’ come una marachella da parte delle autorità, facciamo l’eccezione ‘per aiutare i turisti’, con tanto di ‘autoassoluzione’ tramite beneficenza imposta.

Un po’ come quando gli aeroporti siciliani ti lasciano imbarcare i cannoli (non mi dispiacque all’epoca).

via Genoa airport lifts liquids ban for pesto | World news | The Guardian

Ascolti e visioni del 31 Maggio/Primo Giugno

  • il quinto episodio di American Gods: avendo letto il libro neanche due anni fa, per qualche motivo mi sembra sempre che la serie mi metta alla prova. Come se mi desse degli indizi dai quali devo ricostruire la trama. Mi chiedo cosa ci capisca uno spettatore che non ha familiarità con l’originale di Neil Gaiman. Forse per il momento si limita a godersi le molteplici invenzioni visuali? Narrativamente, ad eccezione del quarto episodio, non sono sicuro funzioni.
    • Quando Sean Harris abbandonò la produzione della serie lasciando vacante il ruolo del leprecauno Mad Sweeney, mi sembrò una pessima notizia: Harris sembrava nato per quel ruolo; invece, Pablo « Pornstache » Schreiber, che ne ha preso il posto, è uno degli aspetti più godibili della serie
    • Nel mio casting immaginario, il ruolo di Wednesday era di Jared Harris
    • I celebratissimi travestimenti di Gillian Anderson nella parte di Media invece non mi dicono niente. Affaticano e basta. Ma capisco che faccia parte dello stile della serie e serva a tenere sveglia l’attenzione
    • Sempre un piacere vedere Crispin Glover nel suo ruolo ideale, mellifluo e minaccioso
    • A questo punto Bryan Fuller è una garanzia, e l’accoppiata con Vincenzo Natali alla regia è fenomenale
  • L’episodio 10 della seconda stagione di Twin Peaks, come temevo, mostra chiari segni di reboot: personaggi secondari che diventano primari, ed è chiaro il tentativo di trovare nuova vita. Non funziona granché
  • CGP Grey ha pubblicato un nuovo video, 7 Ways To Maximize Misery, un altro video postilla ed un Vlog di quindici minuti che per adesso resta non guardato
  • il trailer di Murder on the Orient Express, sapendo che noi pensiamo già di sapere tutto, cerca di stupirci con la parata di star ed un Hercule Poirot originale e un po’ hipster, per il baffo inedito e per l’accento che, seppure io abiti in Belgio e abbia a che fare tutto il giorno con autoctoni che parlano Inglese, non sono in grado di capire se sia credibile oppure no.

JSON Feed me

Dato che è un periodo in cui Xml mi sta antipatico, e per dimostrare di essere very trendy, ho installato il plug-in JSON Feed che abilita in WordPress il feed Json, alternativa al classico e amato-odiato feed RSS che, come sappiamo tutti, è morto nel momento in cui Google ha deciso di chiudere Google Reader.

Che poi è anche il momento in cui ho smesso di fidarmi di Google.

Ad ogni modo, il JSON feed per questo sito è disponibile allindirizzo http://www.octoberdrops.it/feed/json

Prendi i soldi e scappa

« Ogni anno ci sono più rapine in banca in Italia (circa 3000) che in tutto il resto dell’Europa …
La rapina media dura 4,27 minuti e risulta in un bottino di circa 16mila euro. Dato che più della metà di tutte le rapine coinvolge due o più colpevoli, il bottino medio per criminale ammonta a circa 8700 euro»

…ed altre cose interessanti da uno studio sulle scelte e le ottimizzazioni che i ladri di banche si trovano a dover affrontare.

Ascolti e visioni del 30 Maggio

Il consumo di media di oggi – complice una giornata di ferie ben piazzata – è consistito di:

  • la puntata più recente dell’Empire Podcast: piacevole come sempre, con una sferzante recensione di Baywatch
  • Get Out Per qualcuno il film migliore del 2017; non mi sbilancerei così tanto, ma sospetto che qualcosa si perda non vivendo negli Stati Uniti (ciò non toglie che, quello che vuole dire, è abbastanza chiaro). Intrigante abbastanza da tenere sulle spine le cinque persone in sala (era pur sempre un giorno feriale). Impossibile guardare Bradley Whitford (qui in versione David Fincher) e non pensare a Quella casa nel bosco, così come è impossibile guardare Catherine Keener e non pensare ad un certo film, che non citerò perché sarebbe quasi uno spoiler (pur essendo distantissimo da questo)
  • la puntata più recente di Hello Internet, da ricordare per la discussione a tema « E se vivessimo in una simulazione? » , che fa il paio con uno degli ultimi episodi di Doctor Who (probabilmente entrambi si possono ricollegare alle esternazioni di Elon Musk
  • a partire dalle show notes di HI, un video di Computerphile sullo stesso tema
  • gli episodi 8 e 9 della seconda stagione di Twin Peaks, dopo i quali non posso che domandarmi cosa ancora può succedere nella serie (col senno di 27 anni dopo, non molto)
  • completamente scorrelato, il trailer di Paddington 2

Remembering Buffy’s Jonathan

Jonathan Levinson

Il destino del recurring character in una serie – comune a quello del character actor – è di restare sempre sul limite della grandezza, la speranza quasi sempre disillusa di poter fare il salto e diventare protagonista. Sta un gradino sopra rispetto al perfetto sconosciuto, un volto magari familiare agli appassionati, che aiuta a dare un po’ di consistenza al mondo fittizio che viene presentato. ‘Jonathan’ in Buffy è uno di questi: probabilmente ha un cognome, ma dubito che nessuno se ne ricordi. Compare qua e là durante tutta la serie, talvolta finisce in grave pericolo, ma questo è il bello del recurring character, puoi stare (quasi) sicuro che le cose si riaggiusteranno, vorrai mica far morire Jonathan. Goodnight Sweet Prince, webzine dedicata appunto ai personaggi secondari – punti in più per chi coglie il riferimento – dedica un’elegia a Jonathan, dagli esordi da vittima ricorrente, alla sua fine gloriosa. Quasi.

Fa piacere ricordare che Danny Strong, l’attore che interpreta Jonathan, è oggi un affermato sceneggiatore. E quando ha deciso di darsi alla scrittura? Quando ha deciso di scrivere un film, nel quale interpretare finalmente un ruolo da protagonista.

1999 – la seconda vita di HAL 9000

Non sapevo che, nel 1999, in pieno panico per il tanto temuto collasso dei sistemi informatici noto come il ‘Millennium Bug’, Apple avesse cercato di pubblicizzare il fatto che i Macintosh fossero immuni dal problema del cambio di data.

Cosa imperdonabile, non sapevo che per questa campagna pubblicitaria fosse stato ‘resuscitato’ HAL 9000, più di trent’anni dopo la sua apparizione in 2001: A Space Odissey, sulla base dell’idea geniale che tutti i problemi accaduti nel film potessero essere stati causati, appunto, da un sistema operativo non adatto ad affrontare il nuovo millennio.

Ken Segall, il responsabile delle campagne marketing per Apple in quel periodo, racconta sul suo blog la storia di quell’idea e della sua realizzazione, soggetta non solo all’approvazione di Steve Jobs, ma anche a quella, ben più temuta, di Stanley Kubrick.

(via Daring Fireball)